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Paolo Beni, Presidente nazionale Arci

Dichiarazione di Paolo Beni, Presidente nazionale Arci, e di Filippo Miraglia, Responsabile immigrazione [11 gennaio 2010]

Le terribili ore di Rosarno hanno portato alla luce, semmai ce ne  fosse stato bisogno, quanto l’immigrazione sia oggi lo spazio più visibile delle contraddizioni di questa società ed anche quello nel quale più feroci sono le conseguenze del progressivo indebolimento della democrazia al quale stiamo assistendo da anni.

Migliaia di persone costrette a lavorare in condizioni di quasi schiavitù e a vivere per mesi in alloggi di fortuna, senza alcuna forma di tutela e protezione, costretti a fuggire perché perseguitati congiuntamente dalle leggi razziste e dalle 'ndrine calabresi.Quanto sia demagogica e fuorviante la discussione sulla sicurezza in questo Paese lo dimostrano le immagini di guerriglia urbana alle quali abbiamo assistito nelle scorse ore e le decine di feriti negli ospedali della zona. Nei due giorni scorsi abbiamo seguito da vicino, con il sostegno dei compagni dell’ARCI calabrese, i fatti di Rosarno. In particolare un ringraziamento va a Filippo Sestito di Crotone e a Ivan Falvo D’Urso di Lamezia Terme, che si sono impegnati a tutelare i migranti in partenza da Rosarno e quelli transitati da Crotone e Lamezia Terme. Siamo stati sempre in contatto con il presidente regionale Meduri, che essendo in questi giorni in Inghilterra per lavoro ha potuto seguire solo parzialmente quanto successo a Rosarno. Nella notte dell’8 e quella del 9 centinaia di migranti sono stati trasferiti fuori da Rosarno per il clima di caccia al nero che si respirava in quella cittadina. Abbiamo seguito tutti i passaggi, con i compagni dei territoriali coinvolti,cercando di evitare ogni rischio per gli immigrati, alcuni dei quali, pochi per la verità, senza un regolare titolo di soggiorno, rischiavano anche la beffa dell’espulsione. Nonostante tutti gli sforzi dei nostri compagni, a molti dei migranti provenienti da Rosarno ed in partenza da Crotone è stato imposto l’acquisto del biglietto ferroviario. In fuga dalla violenza, dalle 'ndrine ma a loro spese!

Ai migranti che abbiamo incontrato è stato segnalato il numero verde SOS Diritti attraverso il quale potranno ricevere un  sostegno nelle città d’arrivo e con il quale cercheremo di monitorare l’evolversi delle cose fuori dalla Calabria. Abbiamo avuto modo di incontrare venerdì il prefetto Morcone, capo del  Dipartimento Immigrazione del Viminale, e di sentirlo telefonicamente sabato, per accertarci che non ci fossero reali intenzioni di procedere ad una espulsione di massa da parte del Governo. Abbiamo anche sentito Livia Turco,che coordina il forum immigrazione del PD e Nuccio Iovene, che, oltre ad essere un nostro compagno, segue questa materia per Sinistra e Libertà ed è anche, come sapete, originario di quella regione. Con loro abbiamo potuto condividere una riflessione che poi avete trovato nel nostro comunicato stampa.

 

Questa vicenda dimostra come questo governo abbia completamente rinunciato a governare un fenomeno complesso come l’immigrazione, puntando sull’improvvisazione e la demagogia razzista. La nostra associazione come sempre è stata impegnata a fianco delle vittime, dei più deboli, senza attaccare una popolazione che a sua volta subisce l’assenza dello Stato e la demagogia del centro destra in un territorio dove la mafia la fa da padrona. Ovviamente non vanno nascoste le responsabilità di chi, da una parte e dall’altra, al di là della legittima rabbia, ha fatto ricorso senza alcuna giustificazione alla violenza. Tuttavia il risultato di questa vicenda è davanti gli occhi di tutti è spiega bene quanto sia enorme l’ingiustizia perpetrata nei confronti di questi lavoratori stagionali, sfruttati e maltrattati da tutti.In settimana organizzeremo una iniziativa come ARCI in Calabria, e cercheremo anche di costruire una iniziativa collettiva con sindacati e associazioni e con quella parte di istituzioni sane con le quali collaboriamo in zona.Vi informiamo inoltre che stiamo lavorando per costruire in marzo un importante appuntamento di mobilitazione che è al momento stato lanciato con due gruppi su Facebook e corrisponde all’idea di “una giornata senza immigrati”. Abbiamo avuto venerdì scorso una prima riunione per provare a unificare i due percorsi che prevedrebbero due giornate diverse: il primo e il 20 marzo.

Il gruppo del primo marzo, più numeroso su Facebook (circa 10 mila contatti), corrisponde ad analoga iniziativa francese (il primo marzo è il giorno nel quale è entrata in vigore la legge Sarkhozy sull’immigrazione). Il gruppo è gestito da tre donne, di cui una è una compagna del comitato di Milano. Quello del 20 marzo (gestito da Aly Baba Faye e al quale noi abbiamo già aderito) fa invece riferimento ad un libro di un giornalista di Repubblica, Vladimiro Polchi, dal titolo Blacks Out. Il libro, che uscirà questa settimana, parla di come sarebbe l’Italia se d’un tratto sparissero gli immigrati. Abbiamo deciso di aderire, sia perchè Vladimiro Polchi è un giornalista bravo che spesso ci ha dato spazio su Repubblica su questi temi, sia perché al gruppo hanno contemporaneamente (con il sindacato e con alcune Associazioni ci eravamo sentiti) aderito Caritas, ACLI e i sindacati appunto. Sulla unificazione dei percorsi stiamo lavorando con CGIL, UIL, e altre organizzazioni della campagna non aver paura.Vi terremo informati degli sviluppi di questa iniziativa.

 

 
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